Santa Messa 50o Anniversario Sacerdozio Don Vincenzo Carnevale, Paola 1 Agosto 2020
4a Domenica Ordinaria, 31 Gennaio 2026
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati Figli di Dio
Matteo
nel primo grande
Discorso della montagna
presenta le Beatitudini
come insegnamento
fondamentale e programma
di giuste indicazioni da
eseguire per seguire
Gesù, Maestro e modello,
e vivere da Suoi
discepoli. Le
Beatitudini sono
presentate come “le vie”
da percorrere per
raggiungere la vera
felicità, anche qui in
terra. Il Discorso, come
sappiamo, è il cuore e
la sintesi di tutto
quello che Gesù ha prima
testimoniato con la Sua
vita e, poi, annunciato
per ammaestrare i Suoi e
tutti Noi. Quella del
Vangelo di oggi, è una
composizione ordinata e
fedele di quanto Gesù
ha, realmente
testimoniato,
fatto, annunciato,
e insegnato.
Gesù, Maestro sommo,
siede con divina
autorevolezza “sul
monte”, nella sua
dimensione simbolica del
“luogo” della
manifestazione di Dio
che si rende visibile ed
udibile, su questo
monte, nella Persona e
nelle Parole del Figlio
amato, ora, Maestro
autorevole e attraente,
seduto in mezzo ai Suoi
discepoli e alle
“folle”, che Egli vede e
vuole raggiungere con le
Sue parole e
insegnamenti, perché
anch’esse possano
decidersi a seguirLo. Le
Beatitudini, perciò,
sono un richiamo alla
Nostra responsabilità a
cercare e vivere la
“Bellezza” ricreativa
del Regno di Dio, che si
è fatto “vicino” in
Cristo Gesù, Modello e
Compimento definitivo di
ogni Beatitudine, per
noi, proclamate.“
Beati
quelli…”! La
Beatitudine è gioia
pura, felicità fondata
sulla cura e premura del
Creatore che mai si
allontana, si dimentica
e abbandona la sua
creatura: Da questa
verità e certezza sgorga
la benedizione che è la
gioia della nostra vita,
nel presente e nel
futuro, come anche in
situazioni di
sofferenza, povertà, di
pianto e di fame! È la
gioia - esultanza
biblica che comprende e
raggiunge ogni
dimensione della nostra
vita, della nostra
anima, corpo, gioie e
dolori, vittorie e
sconfitte, cadute e
rialzate. Dio Padre, per
mezzo del Figlio, donato
a noi, ci detta le
Beatitudini, non come
costrizioni e pesi, ma
precise indicazioni per
vivere nelle beatitudini
e, solo perché vuole la
nostra felicità-gioia,
che nulla e nessuno può
toglierci, ci indica le
Sue vie, da seguire con
fiducia e totale
affidamento, perché la
nostra vita sia
benedetta, beata e
gioiosa!
Gesù ci vuole
“poveri in spirito”,
cioè, umili, fiduciosi e
bisognosi di Dio (v 3);
“miti” (v 5),
“misericordiosi” (v 7),
“puri di cuore” (v 8),
operosi costruttori di
pace e fratellanza
universale (v 9). La
prima (v 3) e l’ultima
(v 10) Beatitudine sono
annunciate al presente,
tutte le altre sono
espresse al futuro, come
promessa della
ricompensa che Dio
stesso realizzerà, come
ci dicono i passivi
al futuro, che
annunciano un
escatologico
capovolgimento: chi,
ora, è nel pianto
saranno consolati, i
miti erediteranno la
terra, gli affamati e
gli assetati saranno
saziati, i
misericordiosi,
troveranno misericordia,
i puri di cuore vedranno
Dio e coloro che sono
insultati e perseguitati
“a causa” del Vangelo di
Gesù riceveranno una
grande “ricompensa
nei cieli”. Le
promesse, che saranno
realizzate nel futuro,
però, non ci devono fare
dimenticare che il
Discorso delle
Beatitudini inizia e si
conclude con il maestoso
e solenne presente: ”di
essi è il regno dei
cieli” (vv 3.10).
Perciò, chi è nel
pianto, nella povertà,
nell’afflizione, chi è
emarginato o
perseguitato e insultato
a causa del Vangelo
(Gesù) deve gioire al
presente, attendendo il
futuro con fiducia
fondata nella promessa
di Dio, fonte e sorgente
della vera gioia, perché
ribalta i criteri del
mondo con la luce di
speranza e la forza
efficace delle sue
beatitudini a noi donate
e alla nostra
responsabilità affidate
e consegnate. La gioia
più grande, dunque, la
possono assaporare e
sperimentare e gustare
solo gli umili, i miti,
i perseguitati per la
giustizia e la verità, i
misericordiosi, quanti,
nel pianto e nelle prove
della vita, sperano e
sentono più che mai la
vicinanza di Dio che
asciuga le lacrime dal
volto dei suoi figli, li
guarisce, li risolleva e
li rende felici qui in
terra e li ricompenserà
“nei cieli”!
Le
Beatitudini
proclamate da Gesù non
sono un’etica per pochi
né un programma
irrealizzabile: sono la
promessa di vera
felicità, possibile
e realizzabile,
anche, ora, qui in
terra, offerta a tutti,
perché illuminino e
guidino la vita,
soprattutto, degli
umiliati e dei poveri,
degli oppressi, dei
perseguitati, dei
pacificatori della
terra, verso la vera
gioia e felicità (Vangelo).
Oggi, Sofonia
(2,3;3,12-13), nella
prima Lettura, denuncia
apertamente la
situazione non più
sostenibile del popolo
ch
e ha superato ogni
limite e perciò provoca
l’inevitabile venuta
“del giorno dell’ira del
Signore”, dal quale sarà
salvato solo un “piccolo
resto”, umile e povero,
che, contrariamente ai
ricchi orgogliosi e
prepotenti, confida solo
in Lui e vuole vivere
come Suo popolo santo.
Nel Salmo 145, si canta
e si professa la fede
nell’unico Dio che è
protezione, rifugio e
unica roccia di salvezza
per il suo consacrato,
l’umile, il povero,
l’ultimo. Paolo, di
fronte alle divisioni
nella comunità, continua
ad offrirci la logica
dell’umiltà e della non
sopraffazione dell’altro
e ricorda ai Corinzi (e,
oggi, a tutti Noi!) che
a ri-dare la speranza e
la salvezza non è stata
la sapienza umana,
prepotente ed orgogliosa
e arrogante, ma
l’apparente stoltezza e
debolezza del mistero
della Croce.
Cristo
Gesù è la fonte e il
fondamento della nostra
beatitudine,
felicità vera e
gioia piena, da
accogliere e
testimoniare con la
nostra vita,
sull’esempio e le
confessioni di S.
Agostino: “Cercavo
avidamente onori,
guadagni, nozze
(Conf. VI,6,9) e “Pur
amando la felicità,
temevo di cercarla dove
si trova davvero e la
cercavo fuggendola”
(Conf VI, 11.20) e
conclude: “Lontano il
pensiero che qualsiasi
gioia possa rendermi
felice”, perché,
Signore, “Felicità è
gioire in Te, di Te,
gioire per Te; fuori di
questa non ve n’è altra”
(Conf X, 22,32)..
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aggiornamento: 31/01/2026 - 08:29
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