Santa Messa 50o Anniversario Sacerdozio Don Vincenzo Carnevale, Paola 1 Agosto 2020
2a Domenica Ordinaria, 18 Gennaio 2026
Ecco l’Agnello di Dio, Colui che toglie il Peccato del Mondo!
Ecco il Servo di Dio,
obbediente, mite e
misericordioso! Ecco il
Figlio di Dio, che vive
per gli altri e dona la
Sua vita per la
salvezza di tutti.
La
missione del Servo del
Signore, che nella prima
Lettura, appare
prima inutile e sterile
agli occhi degli uomini,
è, invece, feconda ed
efficace per/nel piano
salvifico di Dio. Anche
la seconda Lettura parla
di un servizio, al quale
non solo l’Apostolo è
stato chiamato, ma anche
tutta la Comunità
cristiana: “La Chiesa di
Dio” (Ekklesia), che
deve annunciare il
Vangelo e testimoniare
Gesù Cristo, come il
Battista lo ha indicato
e rivelato “Agnello di
Dio” che viene a
togliere il peccato del
mondo. Nel Salmo,
il Servo proclama la
ragione della Sua
venuta: Ecco, Signore,
Io vengo per fare Tua
volontà.
Giovanni, il primo
modello
di testimonianza
cristiana, perché sa
“vedere” nella Persona
di Gesù l’essenza della
Sua Identità (Agnello) e
della Sua Missione
(toglie i peccati) e
invita ad andarGli
incontro e a seguirLo.
Per Giovanni
quell’incontro è “novità
assoluta” che lo fa
sussultare di gioia
incontenibile (come nel
grembo di sua madre
Elisabetta) e ne dà
pubblica testimonianza
agli attoniti ed
increduli astanti. Egli
è stato capace di
riconoscere Gesù, perché
ha impostato la sua vita
alla ricerca
dell’essenziale che solo
può appagare la sete del
cuore. Noi sempre alla
ricerca smodata di gioie
illusorie ed effimere,
Giovanni ha preferito le
insidie del deserto alla
lussuosa città; la vita
operosa, a quella seduta
ed in pantofole; ha
scelto il silenzio
dell’ascolto, per
interpretare
correttamente i segni e
la dinamica della storia
e, così, riconoscere ed
incontrare il
Servo-Agnello-Figlio di
Dio che viene a togliere
il peccato del mondo.
“Il
vivere”
del Precursore
è “un
vivere” alla ricerca
dell’essenziale e non
dell’effimero, di ciò
che riempie il cuore e
non di ciò che soddisfa
i sensi, di ciò che ci
libera e non
c’imprigiona e non ci fa
fallire la nostra vita!
Il Battista, oggi, ci
insegna a vivere, ogni
giorno, ‘facendo’ le
cose ordinarie, ma con
un cuore nuovo e con
un’attenzione
straordinaria, perché
dopo aver visto, come
lui, Gesù, il Servo e
l’Agnello, venire “verso
di noi”, nulla è più
come prima, perché il
peccato del mondo è
stato tolto
dall’Agnello, Servo
obbediente fino a morire
in croce per noi, e
tutti siamo stati
riscattati e
riconciliati dal Figlio
di Dio.
“Giovanni
testimoniò”.
Testimone è colui che ha
visto, ha ascoltato, ha
toccato: non per sentito
dire, ma per esperienza
personale! Il testimone,
poi, è colui che
certifica, attesta, e
fa conoscere ciò che ha
visto e ciò che ha
udito;. è capace di
presentare, descrivere e
far conoscere Chi ha
visto; sa consegnare la
Sua vera Identità;
afferma con certezza la
verità di Colui che ha
additato quale “Agnello
di Dio”, ha visto lo
Spirito scendere su di
Lui e ha sentito la voce
del Padre che lo ha
dichiarato Figlio Suo,
l’Amato e Suo
Compiacimento. Infine,
il testimone rifiuta
categoricamente di
essere identificato con
la Persona che egli vede
venire verso di lui, sul
quale ha visto scendere
lo Spirito e del quale
ha sentito la voce dal
cielo professarlo Figlio
di Dio, al quale non è
degno nemmeno di
sciogliere il legaccio
dei sandali: perciò,
dichiara: “ io devo
diminuire, Lui deve
crescere”.
“Ho
contemplato lo Spirito
discendere e rimanere su
di Lui”.
Giovanni
“ha visto” non solo che
lo Spirito ‘discende’ su
Gesù, ma anche che
rimane su di Lui,
riaffermando, perciò,
che Egli è davvero il
Messia promesso e atteso
(Is. 11,2: ”su di Lui
riposerà lo Spirito del
Signore”).
Ecco l’Agnello che
toglie il peccato del
Mondo.
Questa solenne
indicazione/dichiarazione
all’inizio del Vangelo
di Giovanni, trova pieno
compimento nella figura
dell’Agnello trafitto,
Cui tutti volgeranno lo
sguardo (Gv 19,37).
Il
Battista dà
testimonianza vera
perché ha saputo
“vedere” nel profondo
della Persona di Gesù
ciò che gli altri non
possono vedere con il
solo sguardo della
carne. Egli “scruta
dentro”(emblépein (v
36). È
il Testimone che si sa
far da parte per non
essere d’impedimento
alla persona
testimoniata: egli è
solo “voce” e non la
“Parola”, semplice
“lampada” non “Luce”,
precursore e non
l’Atteso, convertitore e
non Salvatore. Perciò
indica e addita ai suoi
‘discepoli’ il Signore,
Messia, Salvatore,
Agnello che salva e a
Lui li rimanda.
L’Agnello di Dio.
Il
termine usato è Amnòs
(nell’Apocalisse si
userà Arnìon), che ric
hiama
subito la crocifissione
di Gesù al quale ‘non
vengono rotte le ossa’,
esattamente come
avveniva per l’agnello
pasquale (Gv. 19,36 e
Es. 12,46), afferma la
speciale appartenenza di
quest’Agnello a Dio,
docile e pronto a
prendere il peccato del
mondo e toglierlo con il
Suo sacrificio
personale. Agnello di
Dio: Titolo cristologico
di straordinaria
profondità e ampiezza.
La missione divina di
Gesù, Agnello di Dio, e
la Sua salvezza non
riguarda solo un gruppo
ma le moltitudini, tutto
il mondo, l’umanità
intera.
Concluso, con
poco o addirittura senza
profitto spirituale, il
ciclo liturgico del
Natale, Dio che ci è
sempre vicino, ci offre
una nuova possibilità,
un nuovo tempo, "tempo
ordinario", perché la
nostra quotidiana
ferialità sia vissuta
con dimensione
domenicale, con novità e
non con banalità, con
profondità e non con la
consueta
superficialità.Come il
Battista, tutti Noi,
‘cristiani’, che insieme
e in ogni luogo
“invochiamo il nome del
Signore nostro Gesù
Cristo, Signore nostro e
loro” (Seconda Lettura),
siamo chiamati a saper
“vedere” il Signore che
viene e rimane in mezzo
a noi, a saperLo
additare, testimoniare
“presente” nella Parola
che ascoltiamo e
accogliamo, e a
lasciarci assimilare nel
Pane che spezziamo,
nella carità e nella
comunione fra di noi
tutti.
Ultimo
aggiornamento: 17/01/2026 - 15:06
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