Santa Messa 50o Anniversario Sacerdozio Don Vincenzo Carnevale, Paola 1 Agosto 2020
2a Domenica dopo Natale, 4 Gennaio 2026
E il Verbo si fece Carne e venne ad abitare in mezzo a noi e noi abbiamo contemplato la Sua Gloria
A quanti Lo hanno accolto ha dato potere di diventare Figli di Dio
Il
Vangelo odierno e la
Prima Lettura ci
presentano la Sapienza,
personificazione di Dio,
che vuole e decide di
abitare fra noi! Per chi
la cerca e l’accoglie è
fonte di vita e di luce,
e le persone che le
permettono di mettere
radici nel loro cuore
sono trasformate nella
loro esistenza perché è
dato loro “il potere
di diventare figli di
Dio”, per mezzo del
“Figlio unigenito che
viene dal Padre, pieno
di grazia e di verità”.
Il
Prologo ci fa
contemplare
la divina Identità di
Gesù nella Sua
partecipazione attiva
nell’Opera dell’intera
Creazione, quale Vita
che dona vita agli
uomini e Luce che
risplende nelle tenebre
e che “le tenebre non
l’hanno vinta” e né
la potranno vincere!
Cristo “era presso
Dio”: l’espressione
esprime la Sua intima
relazione con Dio, Padre
e con il Suo Santo
Spirito. “In Lui era
la vita e la vita era la
luce degli uomini”:
il Verbo è vita, che
dona vita; è Luce e dona
luce e vince le nostre
tenebre che, però, non
possono resisterle. “Veniva
nel mondo la Luce vera,
quella che illumina ogni
uomo” e che “splende
nelle tenebre”, le
quali, mai, potranno
spegnerla e vincerla!
“E
il Verbo si fece carne e
venne ad abitare in
mezzo a noi”
è Dio, pietoso e
misericordioso, che si
fa Uomo come noi e dona
la possibilità all’uomo
di condividere la Sua
stessa vita divina
(primato teologico), ma,
perché tutto questo
possa compiersi, è
necessario che la
creatura - l’uomo glieLo
permetta (risposta
antropologica). Non
riconoscere il
Verbo di Dio, Vita e
Luce, e non accoglierlo
è rifiutare il dono
divino e la grazia di
“poter diventare figli
di Dio”, come ha fatto
“il mondo” che era stato
creato per mezzo di Lui,
e proprio ”i suoi” che
non Lo hanno accolto! A
quanti, però, Lo hanno
accolto ha dato potere
di diventare figli di
Dio.
Nella prima
Lettura, la Sapienza
viene personificata e
presentata come
intermediaria tra il
Creatore e le creature!
La Sapienza,
auto-descrivendosi,
quale Intermediaria tra
il Creatore e le
creature, afferma di
aver ricevuto dal
Signore il
comando-missione di
piantare la Sua tenda e
stabilire le sue radici
in mezzo a Israele, “sua
eredità”, per proclamare
la gloria di Dio in
mezzo al Suo popolo.
Seconda
Lettura: Noi, scelti
prima della creazione
del mondo siamo chiamati
ad accogliere il dono
dell’illuminazione della
mente e del cuore per
comprendere il senso
profondo della speranza
e il tesoro di gloria
della vita eterna,
ricevuta, come caparra
nell’essere, già, stati
fatti figli adottivi e
coeredi nel Figlio (v
5).
La
Luce, quella vera, viene
per illuminare ogni
uomo, ma da questi viene
rifiutata.
Questo è il vero
dramma! Dio viene per
ogni uomo, ma questi non
c’è, non si fa trovare,
fugge via, continua a
nascondersi, a
vergognarsi, come fu nel
giardino quando il
peccato lo aveva
denudato, impaurito,
frastornato. Dio vuole
illuminare con la Luce
vera del Figlio l’uomo,
ma lui non c’è, non ci
sta, fugge via! Chiamati
a vivere da “figli della
Luce”, ci troviamo a
brancolare nelle tenebre
del peccato, del
disimpegno, nell’apatia,
nei compromessi. Cristo,
Sole senza tramonto, ci
cerca per illuminarci e
noi inseguiamo il
luccichio di luci false
e inconsistenti.
Riflettiamo
e lasciamoci illuminare
e convertire
dal nostro modo di
credere e di celebrare
per aderire al Lògos
nella fedeltà del vero
ascolto che si traduce
in obbedienza e
missione! In
particolare:
Dio,
Gesù Cristo, non
possono essere presi
a pretesto per
parlare d’altro, per
“celebrare” altro,
per fare altro! Non
possiamo usarli, a
nostro piacimento,
per i nostri
inconfessati
interessi e mire! Le
tradizioni, le
‘occupazioni’
natalizie, non
possono prendere il
posto di Gesù
Cristo, non possono
far tacere il Verbo,
non possono
sostituire la vera
Luce, la vera Vita
per ogni uomo. Il
mistero del Natale
non può essere
travisato e
‘ridotto’ a vago
buonismo e folclore
colorato di
sentimentalismo
passeggero.
Senza di
Lui, nulla c’è;
tutto si perde;
l’uomo stesso
svanisce!
Anche per questo
dono c’è stato un
rifiuto generale, ma
anche un’accoglienza
da parte di chi ha
creduto al progetto
di Dio di renderci
Suoi figli per mezzo
del Lògos. Non è
possibile “fare” il
cristiano senza
Cristo! Non si
possono difendere i
valori cristiani,
come la dignità
umana, la vita, la
solidarietà, la
libertà, il perdono,
l’amore fraterno
senza e al di fuori
di Cristo!
Non è possibile fare
la “festa del
Natale”
senza chi è Nato,
senza il Lògos di
luce e di vita!
Falso, ipocrita e
bugiardo è “il
celebrare” senza “il
Celebrato”, “il
festeggiare” senza
“il Festeggiato”! E
Noi, non possiamo
tirarci, certamente,
fuori da questo
andazzo, perché non
dobbiamo dimenticare
come abbiamo
celebrato o, meglio,
“passato” “le feste
natalizie”, fin’ora,
nelle nostre
Comunità
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aggiornamento: 03/01/2026 - 11:05
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